Figure di passaggio.

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Prospettiva all’infinito indirizzata al cul de sac

sul mare ondato a paccottiglia

mal galleggia la bottiglia

abbottonata nel suo frac.

 

Zooma lingua di memoria ricordare un mal di dente

zombie d’anni giù impilati sulla coda del serpente

lecca solo quel dolore

fatto cerchio nel suo amore

brilla luce snaturata

che la coda s’è mangiata.

 

Gusto poco peperino

pisciò a letto quel mattino,

“sembra grande ma è cacchino”

or che strada ha fatto scuola

cambia al tempo le lenzuola.

lampadina

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Serenata.

tentazione

Occasioni da cogliere sull’albero del caso

in giro per la vita andando a naso

cova l’idea intanata a casa

che dal teatro di illusi se n’era ’vasa

re regine conti e duchesse

fan girotondo sulle carni lesse

foglie ingiallite d’un vecchio bosso

che tremulo vento conduce al fosso.

 

Suona la lira un satiro stanco

di cantare lagna sul foglio bianco

note scordate di versare in banca

sangue e sudore della scarsella franca,

Eco non vuole puntare al gioco

l’abito smesso di prender fuoco

solo a vederlo alzare i tacchi

ahimè dolere si presta a sacchi…

 

’giunge la via parole rotte

che sole al tramonto conduce a notte

tutte le stelle che brillano ratte

porgono al seno il caldo latte

mangia la foglia il parlar segreto

che nulla ragiona d’alcun divieto

nuda la pelle non porta data

solo il piacere d’una serenata.

i fiori del male

Sfumature.

panterasfumatu

Amante distratta sulla strada puntato il mirino

                  saetta affilata si lancia

             boato di tuono esplosione

        s’alza l’onda lunga lingua a leccare

   il culo della questione

“un bestione si sa ma fa l’occasione”

   sfumature le parole pennellano il padiglione

       la cracia dei piedi per il lungo cammino

       il sentiero serpeggia sull’orma tra l’ombra d’una bomba

             s’allunga tra gli anfratti della piaga

         pus fresco che cola lava di vulcano tra le fiamme eccitate

      colore di pesco fiorito

    il sole lo bacia al giro di boa,

         aria tra le pagine del tempo.gab_thumb.gif

sfumature

Parole.

folletto

Acqua che scorre da un rubinetto chiuso

s’immagina

folletti tra i fiori scambiarsi le mutande

quadri con picche puntute finestre aperte sul sentiero

la notte

tra i rami del bosco filtrano i raggi di luna

il ragno li tesse

tappeto volante in viaggio nella fantasia

polvere di deserto

arido tempio fra le stelle

la semplicità in un bicchiere di piscio da bere in un sorso

stride al contrasto

                                                                                ride

                                                      chiuso in quel giorno, quale giorno? cavalli

Oggi soltanto saltando quel tanto che ingombra

       pelle di specchio in frantumi

          palazzo di vetro

     un posto tranquillo per rollarsi la canna

       vaghe nuvolette svaporano nell’aria

      sogni… gab

ritratto

La guerra di Piero.

papero

Le tante facce dell’io in fondo al pozzo

eco frangente di specchi smarriti

stigmate datate su un disco gettonato al juke box,

suona la nenia chi questo e chi quello

quando non resta che fottersi la noia

“la vita uno straccio gettato al pattume”

senza ricordi rubinetto di ore

sgocciola piano sul filo d’un fiore che s’apre,

alza il profumo alle nuvole

e vola lento nel mare di nulla.

gab

L’uccello.

Schizzo

Far cicala tutto l’anno

vita beata senza affanno

ricco solo d’aver niente

da spartir con altra gente

contro il fato che bombarda

peta il culo a banda larga

splende il sole o tuona lampo

non si piega dal suo stampo.

 

Odio e amore non conosce

nel grattarsi tra le cosce

arde fuoco di passione

nel sfondare ogni portone

bello è andare a vendemmiare

nelle vigne in mezzo al mare

sprizza l’uva il sugo amaro

ma è dolce al palombaro.

 

Ogni dì s’avvera il piano

di star fuori dal pantano

tutto è gioco al suo dovere

speso in vista del piacere

beve a fonte d’allegria

nel burlar qualunque sia

ali ha pronte nel cassetto

per volare ad ogni effetto.

barca

Il software.

arte

Il confine,

il segno tra il chiaro e lo scuro,

il filo di corrente che cinta le vacche al pascolo,

l’hardware,

finito il cibo si devono spostare in un’altra cinta e via così,

per le vacche…

 

Il serpente striscia tra i sassi arroventati,

sfrega su pagine scabrose,

pomice di sogni avvelenati,

tra i piedi calpestati dalla strada,

sotto le gonne contro mutande di sangue duro,

tra i denti masticati da insulto e minaccia,

sulle unghie della tigre sfoderati alle stelle,

stretto il passaggio la pelle scorre e abbandona,

fuori un nuovo giorno, le ali aperte all’orizzonte.

 

vacche

Rime sparse.

humour

Rime sparse.

Senza mutande l’uccello che ballonzola

volando tra i rami d’una gabbia di parole

tante storie girano la chiave

viva il fuoco brucia tutto quel che sa

il mattino scorre il giorno fino a sera

poi si tuffa nel cestino.

 

Caccia grande quel che tolse una costola al cretino

presta l’osso solo ai cani per far riso al dir ciurlone,

guata il falco in volo alto le pollastre da spennare,

quel che frulla a più non posso glielo ficca nel catino.

 

Nulla e niente le parole del pensiero,

solo carne e condimento da gustar ogni momento,

brullo è amore se non freme per il bene del suo sé,

non c’è anima gemella da leccare la padella,

tutto il mondo nella borsa del postino…

torretto (5)

Approccio.

Approccio

Su!

apri le gambe, fammi ficcar la lingua nel pozzo

del tuo cruccio

tanto mi serra il gozzo

che ci levo il cappuccio

piacere al desiderio è amare fuor di testa

quanti ragni fanno covo il dì di festa.

 

Non scorre vano il fiume dalla spiga

bevuto a prezzo d’un lampo il tempo

goloso brindo alla mia sfiga

che rima cerca vangando in campo.

 

Prende ardore il ditirambo

duro oggetto di mestiere

dato in cambio al viver strambo

no di certo per volere,

mangio e bevo

il sapore del tuo sollievo.

luna

Pranzo al sacco.

 

pranzo al sacco.

Un super cazzo raffinato

sul filo del rasoio s’è ritrovato,

guarda di qui si vede il lupo

guarda di là s’addensa il cupo,

scegliere non può tra i due canali

dove vorrebbe pigiar pedali,

fatto non sembra per cadere

ma per cagare dal suo sedere.

 

Su tutte le strade

s’affilano spade,

contento e beato ride di gusto

e per il lieto s’addrizza il busto,

amore ha solo d’andare a rischio

con le sue ali aperte a fischio,

tempo non passa senza l’uguale

idea che trova a fare segnale.

 

Pasticcio gettato non vale pena

quindi conviene scorrere in vena,

dato per certo che non c’è resa

mette nel conto per fare  spesa,

sfidare si può e questo e quello a stare senza di un suo capello,

dubbi non ha nel suo fardello a far  zavorra di un bordello.

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